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50 sfumature: ecco cosa ne pensano le donne

Uno studio della Michigan State University analizza l’impatto di 50 sfumature di grigio sulle donne: ecco spiegata la facile immedesimazione dell’universo femminile

di Chiara Basciano

Sono in pochi ad ammettere d’averla letta, eppure la trilogia di E.L. James, 50 sfumature, ha venduto un numero di copie impressionante. Basti pensare che il primo volume, 50 sfumature di grigio, in appena quattro mesi ha totalizzato, nel solo Regno Unito, 5,3 milioni di copie vendute.

“…il livello si mantiene alquanto basso: una favoletta confezionata in maniera patinata che lascia un senso di vuoto invece di eccitare e incuriosire…”
L’adattamento cinematografico era dunque un’operazione dovuta. Eppure resta quasi un senso di vergogna nell’ammettere di aver letto i libri così come d’aver visto i primi due film, di cui il secondo, per la regia di James Foley, uscito all’inizio di quest’anno. Come mai? Forse perché il livello si mantiene alquanto basso: una favoletta confezionata in maniera patinata che lascia un senso di vuoto invece di eccitare e incuriosire come vorrebbero le intenzioni.
Il dato inquietante si riscontra nel fatto che, nonostante il target di riferimento sia quello femminile, l’impianto generale, sia dei libri che dei film, mostri una donna sottomessa ai limiti del ridicolo. Da questa consapevolezza nasce lo studio dal titolo Percezioni delle giovani donne della relazione in 50 sfumature di grigio, condotto da Amy E. Bonomi, PhD della Michigan State University, in collaborazione con Emily M. Nichols, Christin L. Carotta, Yuya Kiuchi e Samantha Perry.
Il punto di partenza è stato quello di analizzare l’impatto che il primo film della trilogia ha avuto sul mondo femminile, in particolare quello composto da donne tra i 18 e i 24 anni. La fascia di età è stata scelta per il particolare momento che rappresenta: è questo infatti il periodo di vita che vede il maggior grado di focalizzazione sulla vita di relazione, sia sentimentale che sessuale.
Un gruppo di 35 donne è stato dunque sottoposto alla visione di 50 sfumature di grigio, momento a cui è seguito, per mezzo di domande specifiche sul tipo di relazione che avevano avuto modo di osservare sullo schermo, un dibattito libero e senza restrizioni di alcun tipo che ha permesso di trarre delle conclusioni generali.
“Le nostre scoperte potrebbero essere utilizzate per dare vita ad un dialogo con le donne, per identificare e resistere ad un tipo di relazione malata – Amy Bonomi”
Dallo studio appare innanzitutto evidente la libertà sessuale mostrata dalle donne intervistate: nessuna di loro ha infatti giudicato negativamente i giochi erotici e le pratiche sadomaso, in quanto accettate da entrambe i partner. L’attenzione piuttosto si è focalizzata sul tipo di relazione sentimentale presentata nel film.
Tutte le partecipanti hanno infatti concordato nel considerare quello dei protagonisti, Christian e Anastasia, un rapporto malato, pur dotato tuttavia di un lato romantico ed eccitante individuato in particolar modo nell’energia chimica presente tra i due. Così come, allo stesso tempo, è piaciuto il modo in cui Christian seduce Anastasia, destinandole regali costosi e facendola sentire speciale. Questo aspetto viene ulteriormente accentuato dal fatto che Anastasia si presenta innocente e inesperta, permettendo così una facile immedesimazione delle donne maggiormente insicure.
Passiamo ora alle non poche resistenze: la relazione tra i due è risultata infatti negativa per diversi fattori, primo fra tutti la tendenza di Christian a dominare, perseguitare e fare del male ad Anastasia. Spaventa dunque il modo in cui lui la opprime psicologicamente, non lasciandole possibilità di scelta. In quest’ottica anche i regali vengono visti come un modo per dominarla, come tassello di un rapporto tra dominatore e dominata in cui il primo giunge a imporre alla seconda persino cosa mangiare, come vestire e chi frequentare.
In generale le donne intervistate hanno concordato nel vedere in Christian la parte malata della coppia – anche se vittima a sua volta per le esperienze vissute nell’infanzia -, individuando invece in Anastasia la vittima: una parte di loro però ha incolpato anche lei, in quanto incapace di reagire e di parlar chiaro, immagine di un universo femminile poco in grado di far valere i propri diritti.
Amy Bonomi sottolinea l’utilità dello studio, vedendo in esso uno strumento per dar voce alle donne: “Le nostre scoperte – spiega la studiosa – potrebbero essere utilizzate per dar vita ad un dialogo con le donne, per identificare e resistere a un tipo di relazione malata, in particolare nelle fasi iniziali delle loro relazioni sentimentali, e per sviluppare competenze in modo da promuovere la salute nei rapporti di coppia”. E ancora: “Il nostro studio contribuisce alla comprensione di come le giovani donne interagiscano e valutino i rapporti descritti nella cultura popolare”. Perché, volente o nolente, 50 sfumature di grigio è parte della cultura popolare.